In occasione del Lucca Comics and Games 2015, Rai4 ha mantenuto la promessa dello scorso anno, invitando due ospiti della serie british Doctor Who, di un certo riguardo. Stiamo parlando di Steven Moffat, showrunner di Who e Sherlock e Jamie Mathieson, sceneggiatore di Flatline, Mummy on the Orient Express e The Girl Who Died (il recente episodio con Maisie Williams di Game of Thrones). I due hanno risposto a numerose domande dei fan del Dottore, nella suggestiva Chiesa di S. Romano.
DOCTOR WHO: SPECIALE LUCCA COMICS 2015 – STEVEN MOFFAT E JAMIE MATHIESON RISPONDONO ALEL DOMANDE DEI FAN ITALIANI
Se avessi la possibilità di girare un episodio di Doctor Who in Italia, dopo Venezia e Pompei, quale altro posto sceglieresti?
Steven Moffat: Andrei nel futuro. Ma avrei voglia di esplorare la storia della famiglia Medici, nell’antica Toscana, se potessi tornare indietro.
Jamie Mathieson: Oppure andare ancora più indietro. Incontrare Romolo e Remo, in modo da assistere all’origine di Roma.
Jamie, dove hai trovato l’ispirazione per Mummy On The Orient Express?
Mathieson: Il titolo mi è stato offerto dal mio caro amico, Steven Moffat. Dovremmo esserli tutti grati, perché era un grattacapo che avevo da tempo. Successivamente ho pensato: come faccio a nascondere una Mummia su un treno? Come faccio ad impedire che la gente la veda? A quel punto ho buttato giù qualche idea, del tipo: le bende sono in realtà dei serpenti. Finché non ho trovato l’illuminazione. E se solo le vittime riuscissero a vedere il Mostro? A quel punto mi sono chiesto se in tutti questi anni nessuno avesse avuto un’idea simile in Doctor Who. Per fortuna, non era mai successo, quindi l’ho fatta mia.
Fate riferimento alle vostre paure quando create i villain che il Dottore dovrà affrontare?
Moffat: Sono un tipo molto timido e mi spavento molto facilmente. L’ordinario, il quotidiano, mi terrorizza. La cosa più banale può spaventarmi: un piccolo bambino, un muro o addirittura una semplice mela. Doctor Who ha una grande ricchezza: tirare fuori lo straordinario dall’ordinario in un viaggio nel tempo e nello spazio, spaventando così gente come me. Un timido scozzese.
Mathieson: Sono un grande nerd. Lo sono dalla nascita. Non riesco mai a smettere di pensare, e la mia fantasia è in continuo movimento. Se non fossi pagato per scrivere Doctor Who, lo farei lo stesso. Se devo incontrare qualcuno, ed è in ritardo, io penso automaticamente che questa persona sia morta. Incomincio a pensare che la polizia verrà a farmi qualche domanda. Non avrei un alibi. Sarei un sospettato, indagheranno. Andrei così in prigione. Spenderei la mia intera vita in prigione. Tutto questo, solo perché un mio amico è in ritardo di 10 minuti.
Come mai l’episodio Vampire in Venice non è stato girato in Italia?
Moffat: E’ stato girato nello stesso periodo in cui stavamo realizzando Vincent and the Doctor. Cercavamo una location utile a rappresentare sia l’Italia che la Francia. Mi piacerebbe moltissimo girare nel vostro paese, perché è un posto splendido. Tuttavia ho bisogno di una storia che necessita di essere girata in Italia. In ogni caso, anche vantaggiosi accordi fiscali faciliterebbero il tutto. Questa non è una richiesta di bustarella. [ride]
Mathieson:Io sono disponibile a prenderla. [ride]
In Doctor Who, ci sono molti punti lasciati in sospeso Questo viene fatto volontariamente o sono solo degli incidenti di percorso?
Mathieson: Forse ti riferisci a Gus, il computer presente in Mummy on the Orient Express. Molti continuano a chiedermi quando lo vedremo tornare. La ragione per cui abbiamo lasciato tutto in sospeso è che in questo modo abbiamo risparmiato quattro pagine di copione. Non avevamo tempo, altrimenti avremo approfondito.
Moffat: In generale, cose del genere accadono abbastanza spesso. Quello da cui siamo guidati e solo ciò c’è che il Dottore dovrà sapere. Non è interessato al passato di tutti coloro che incontra. Non fa interviste. Ha solo bisogno di conoscere ciò che serve per sopravvivere, tra una ferita e l’altra. Poi torna nel TARDIS. Se qualcuno gli chiedesse altro su Gus, la risposta sarebbe “Ma che diavolo importa?!”
Anche se conosciamo la risposta, ma tentar non nuoce: ci sarà mai un crossover tra Doctor Who e Sherlock?
Moffat: No, no, assolutamente no! Non ci sarà mai un crossover tra i due personaggi!
DOCTOR WHO: SPECIALE LUCCA COMICS 2015 – IN COSA CREDE IL DOTTORE?
C’è un episodio dell’Undicesimo Dottore, The God Complex (2011), in cui Amy chiede al Dottore se c’è qualcosa di superiore in cui lui crede. Lui è un paladino del bene, nessuno si aspetta di vederlo solo. Da dove trae fede principalmente?
Moffat: Il Dottore non crede in se stesso, ma nella persona che può aspirare ad essere. Questo principio non viene sempre osservato: a volte sbaglia, a volte è debole, a volte è imperfetto. Ma lui ci prova. Sempre. Si mette in gioco e cerca di aiutare chi è in difficoltà. Questa è la sua fede, la base su cui lavora.
Com’è nato il personaggio di River Song?
Moffat: River, in realtà, è nata per caso. Nell’episodio della biblioteca, dovevo giustificare il fatto che il team di archeologici potesse incontrare il Dottore e in maniera molto rapida uscire poi dalla sua vita. Poi ho incominciato a pensare: e se uno di loro conoscesse già il Dottore? Ma sarebbe stata una coincidenza troppo banale. A quel punto ho creato il personaggio di River, dopo aver letto The Time Traveler’s Wife. Questo romanzo mi ha aiutato a sviluppare la donna che conosce il Dottore più di quanto lui conosca se stesso. Non disperate, Mr. & Mrs. Who torneranno in azione il prossimo Natale!
Qual’è stato l’addio/morte più difficile da scrivere?
Mathieson: Perkins in Mummy on the Orient Express. Frank Skinner, l’attore che lo interpreta, è un grande fan dello show e mi ha chiesto di girare una scena alternativa in cui accettava l’offerta del Dottore, quando quest’ultimo gli chiede di fare qualche viaggetto con lui all’interno del TARDIS. Voleva tenerla come ricordo personale.
Moffat: Per me, l’addio di Matt Smith è stato davvero difficile da scrivere. E’ un mio caro amico, abbiamo iniziato questo viaggio insieme. Quindi ho dovuto uccidere uno dei miei migliori amici, il mio eroe d’infanzia, il giorno di Natale. Non è una cosa salutare!
Avremo mai un ginger Doctor?
Moffat: Assolutamente no, perché Peter Capaldi interpreterà il Dottore per sempre. La vita eterna è nelle mie mani. E ho detto questo in chiesa! [ride]
Steven, tu conosci il nome del Dottore?
Moffat: Gli ho fatto la stessa domanda. Ma non mi ha risposto.
Mathieson: Penso che sia Rumpelstiltskin. [ride]
Moffat: Il vero nome del Dottore è “il Dottore”. Questo è il nome che ha scelto. Non importa il nome che ti hanno dato alla nascita, ma quello che scegli all’interno delle tue azioni.
DOCTOR WHO: SPECIALE LUCCA COMICS 2015 – MOFFAT PARLA DELLA CREAZIONE DI CLARA OSWALD
Com’è nato il personaggio di Clara Oswald? Perché il Dottore la chiama “La Ragazza Impossibile”?
Moffat: Il personaggio di Clara è molto complicato e complesso da descrivere in poche parole. Il Dottore la chiama in quel modo perché tende sempre a trattare le persone come se fossero dei puzzle. Per quanto riguarda la sua creazione: ho avuto un’idea e l’ho sviluppata. Clara non ama essere controllata. Questo è uno dei motivi per cui il Dottore la definisce una maniaca del controllo. Un maniaco del controllo, chiama un’altra persona nello stesso modo, solo se anche lui lo è. Le performance di Jenna sono incredibili e noi sceneggiatori ne siamo fieri, perché semplificano molto il nostro lavoro.
Mathieson: Steven ha un quadro completo di Clara. In Flatline, quando il Dottore è intrappolato nel mini-TARDIS, lei assume il controllo e diviene una specie di Doctor Clara. La sua trasformazione è nata quasi per caso, per esigenze narrative. Avevamo il Dottore chiuso nel TARDIS per quasi tutto l’episodio. A quel punto qualcuno doveva agire. Clara, ha soddisfatto questa necessità.
FUN FACTS
- Steven Moffat va pazzo per il nostro caffè. Lo rende assolutamente iperattivo. Inoltre, vorrebbe fare un viaggio nel futuro solo per conoscere il destino della bevanda.
- Lo showrunner ha chiesto al pubblico di pronunciare “Capaldi”, per poi inviare il video a Peter. A quanto pare gli Inglesi hanno qualche problema a pronunciare il cognome del nuovo Dottore, al contrario di noi Italiani.
Lucca Festival – How to pronounce ‘Capaldi’How do you pronounce ‘Capaldi’? Steven Moffat and series 9 writer Jamie Mathieson got Italian fans attending the Lucca Comic and Games festival last weekend to settle this question once and for all!
Posted by Doctor Who on Martedì 3 novembre 2015
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hahha,infatti gli inglesi dicono qualcosa tipo “Capoldi” o simile!E il bello è che noi italiani ci facciamo ‘na capa tanta per imparare l’inglese!Ma si imparassero un po’ di italiano, in giro per il mondo, che farebbe loro tanto bene!!
Comunque l’articolo mi è piaciuto molto,grazie per averlo scritto in buon italiano,cosa che al giorno d’oggi non è da poco da trovare su internet.