The Walking Dead 6×16 “The Last Day On Earth” Recensione: Domenica è andato in onda sulla AMC l’episodio conclusivo della sesta stagione di The Walking Dead e, dopo l’hype generato nelle ultime settimane circa l’avvento del temutissimo personaggio di Negan, possiamo finalmente commentare quello che, ad oggi, rimarrà l’episodio più “chiacchierato” del serial.

The Walking Dead 6×16 “The Last Day On Earth” Recensione

Partiamo con il dire che l’episodio non eccelle da nessun punto di vista e, probabilmente, l’aver creato un così tanto hype intorno a questo season finale non ha giovato nella produzione di un ottimo episodio ma piuttosto di un eccellente meccanismo pubblicitario. La durata prolungata del finale (con una ventina di minuti extra rispetto ai precedenti) ha inoltre reso alcuni punti della trama persino ripetitivi.
Andiamo con ordine.
Maggie è alle prese con un’insolita febbre e avverte dolori legati a un qualche problema con la gravidanza. Il gruppo, guidato da Rick e formato da Aaron, Michonne, Carl, Sasha, Abraham e Eugene, parte con la roulotte verso Hilltop con la speranza che il ginecologo possa trovare una cura al malessere della futura madre. Questa necessità spinge il gruppo a incontrare durante il tragitto la gang di Negan che, organizzati a dovere, sbarrano ai sopravvissuti ogni possibile percorso verso la colonia. Questi passaggi si susseguono in tutto l’arco dell’episodio, senza sostanziali novità se non mostrare allo spettatore la fine organizzazione dei Saviors, l’accuratezza delle loro informazioni e la loro perfidia. Più intrigante, senza dubbio, la ricerca di Carol da parte di Morgan che in sella ad un cavallo è intenzionato a riportare ad Alexandria la sua antitesi. In questa sesta stagione, infatti, il personaggio di Carol ha acquistato una umanità che aveva perso durante la permanenza nella prigione (stagione 3) e durante il loro peregrinare (stagione 4 e 5). E a Carol spetta proprio la parte più emozionante dell’episodio: ferita, sola, decisa a lasciarsi indietro ogni amicizia e l’amore appena trovato, Carol è l’emblema del nuovo mondo. Se ci si affeziona a qualcuno, si è costretti ad uccidere pur di salvarlo. E lei non ha più intenzione di uccidere se non per sopravvivenza. Anzi è arrivata persino al punto di morire, pur di non uccidere più. Morgan invece ha imparato a guardare al di là della sua corazza e ha intravisto in lei la stessa speranza che il buon samaritano nutre nei confronti dei pochi uomini ancora rimasti. Per questo si ostina a curarla e a convincerla a tornare indietro. Ed è così convinto ad aiutarla che è disposto ad uccidere di nuovo, pur di salvarla. Così Morgan e Carol sono graziati dal fato che fa incrociare i loro cammini con quello di due nuove figure, a cavallo, vestiti di tuta protettiva e intenzionati ad aiutarli.
Sorte decisamente più tragica per il gruppo di Alexandria: Eugene suggerisce di lasciare la roulotte e raggiungere Hilltop a piedi approfittando dell’oscurità. Ma il gruppo di Saviors è ben addestrato e preparato e finisce con il circondarli e fermarli. Adesso finalmente può aprirsi il sipario sulla figura del temutissimo Negan che con la sua Lucille, la mazza da baseball ricoperta di filo spinato, darà una severa punizione al resto del gruppo.

A sei minuti dalla fine dell’episodio, finalmente ci viene mostrata la sorte di Daryl (che era stato colpito da un colpo di pistola nel cliffhanger della scorsa puntata): come ci si poteva immaginare, Daryl non è morto bensì è chiaramente ferito ad una spalla, ma è ostaggio dei Saviors così come lo sono Rosita, Glenn e Michonne. A loro tocca la stessa sorte del resto del gruppo: Negan offre a Rick un patto, potranno rimanere vivi a condizione di avere metà dei loro beni (stesso patto che aveva istituito con la colonia di Hilltop). Ma, nonostante tutto, dovrà punire il gruppo in nome di tutti i suoi uomini che hanno perso la vita a causa loro e come forte segno di supremazia. Per questo motivo, intona una inquietante filastrocca, paragonabile alla nostra “ambarabà ciccì coccò…” e si scaglia contro il malcapitato la cui identità verrà svelata soltanto con l’arrivo della settima stagione, mettendo in scena uno dei cliffhanger più ansiogeni del serial.  

L’episodio ha spaccato il pubblico: in molti si sono sentiti “presi per i fondelli” poiché si aspettavano di sapere sin da subito il nome della vittima. D’altro canto, lo scopo di un season finale è quello di lasciare lo spettatore con la voglia di guardare la stagione successiva. Per cui, se da una parte avrebbe fatto sicuramente piacere sapere il nome del personaggio uscito di scena, dall’altra il cliffhanger è più che giustificato e sensato. Quello che è meno giustificato è la parte iniziale dell’episodio che manca di originalità e pecca di ripetitività. Ma The Walking Dead è questo: è una storia che si racconta da sola, che si trascina come uno zombie di stagione in stagione. E non è un male: sarebbe ridicolo aspettarsi approfondimenti intimistici quando si ha l’ansia di morire da un momento all’altro. Quello che manca, adesso, è un filo conduttore, uno scopo che possa riportare il gruppo alla ricerca di qualcosa. Che fosse una cura, una casa, un compagno…qualsiasi cosa pur di smuovere la melma di alcuni episodi che sembrano solo filler in attesa di uno scoop. Nicotero ha annunciato che la settima stagione vedrà la nascita di un “mondo più grande”, forse vedremo nuovi gruppi e nuovi personaggi….quindi sarà l’annata in cui The Walking Dead sfornerà una stagione eccellente?
E intanto, speculazioni: secondo voi chi ha perso la vita sotto i colpi di Lucille? Fatecelo sapere nei commenti.

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